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# Alcune note sulla questione Autistici/Inventati
- URL: https://www.cosmonauta.dev/alcune-note-sulla-questione-autistici-inventati/
- Published: 2026-09-03T10:32:52.000Z
- Updated: 2026-09-03T10:35:40.000Z
- Description: Domini, infrastrutture e libertà: quanto controlliamo davvero i nostri spazi su Internet?
- Author: Sergej
- Tags: politica informatica

Il 26 agosto il governo degli Stati Uniti ha designato il **Collettivo Autistici/Inventati** (in seguito anche **A/I**) come *Specially Designated Global Terrorist*, insieme ad altre organizzazioni legate alla sinistra *radicale* (scusate l'espressione, è per capirci). [Qui trovate la rassegna stampa di A/I](https://www.inventati.org/campaign/press).

Il Collettivo [Autistici/Inventati](https://www.inventati.org/) nasce in Italia nel 2001 con l'idea di mettere a disposizione dei **servizi informatici liberi**, con politiche molto precise sulla privacy e sulla conservazione dei dati. In un mondo dominato dalle grandi organizzazioni digitali l'idea di avere spazi liberi e non controllati è di per sé *rivoluzionaria*.

Per anni la mailing list de [ilDeposito](https://www.ildeposito.org) è stata ospitata da Autistici/Inventati, anche quella di altri progetti a cui ho partecipato.

Email, mailing list, hosting di siti, blog: sono questi i servizi che il Collettivo metteva a disposizione, alla condizione di condividere e rispettare le loro politiche di gestione. Tutti servizi gratuiti e autofinanziati. In particolare la piattaforma di blogging, [**noblogs.org**](https://noblogs.org/), è utilizzata da centinaia di blog legati a movimenti locali, e non solo.

L'inserimento del Collettivo A/I nella lista citata ha avuto come conseguenza l'**oscuramento** del loro dominio principale e di tutti i servizi collegati (in alcuni casi sono stati ripristinati). 

Ci tengo a segnalare due siti colpiti, legati al mondo di cui mi occupo: [Antiwarsongs](https://www.antiwarsongs.org/index.php?lang=en) (Canzoni Contro la guerra) e il sito dell'[Istituto Ernesto De Martino](https://www.iedm.it/).

La volontà repressiva dell'operazione trumpiana è palese, trovo quasi superfluo soffermarmici. Vorrei invece evidenziare alcuni elementi forse meno immediati, a volte un po' tecnici, su cui dovremmo riflettere.

### Qual è la conseguenza dell'atto del Governo USA?

L'inserimento di A/I nella lista *Specially Designated Global Terrorist* ha avuto come diretta e immediata conseguenza la chiusura dei servizi ad esso collegati. Il fatto che il Collettivo dichiari, giustamente, che la responsabilità dei contenuti di chi usa i servizi ricade sui rispettivi gestori viene ovviamente ignorato (ne so qualcosa, in quanto responsabile de [ilDeposito](https://www.ildeposito.org)). Ammesso che i blog ospitati da A/I avessero qualcosa di illegale (tutto da dimostrare), si è voluta colpire un'intera organizzazione, responsabile semplicemente di fornire servizi informatici liberi.

### Come funzionano i domini internet

E a questo punto pongo la prima domanda: quanto possiamo essere veramente liberi quando usiamo servizi online? Il mondo di internet è fatto a **strati**. Quando noi apriamo il nostro browser e digitiamo *www.cosmonauta.dev* veniamo rimandati all'homepage di questo blog. Facile e lineare, ma non è così.

Mi sforzo di non entrare in tecnicismi. Noi sappiamo che ogni sito (ma anche ogni servizio online) ha un *indirizzo*, composto di due parti. Prendiamo ad esempio questo blog, il cui indirizzo è *cosmonauta.dev*:

- **.dev**: dominio di *primo* livello, o **Top Level Domain**, e caratterizza il sito (esempio: *.com* siti commerciali, *.org* organizzazioni, *.dev* siti di sviluppatori e poi i vari *.it*, *.es*, *.fr* per indicazioni geografiche)
- **cosmonauta**: dominio di *secondo* livello, il nome che vogliamo dare al nostro dominio

Il fatto che andando sull'indirizzo di questo blog voi vediate effettivamente questo blog, e non un altro, è dovuto all'acquisto del dominio da un **registrar**. Nello specifico, io sono andato su OVH, un provider *europeo*, e ho acquistato il dominio cosmonauta.dev. Avrei anche potuto acquistare *cosmonauta.org*, o *.it* o altro. Tutto dallo stesso provider. 

### Come funzionano i siti internet

Aggiungiamo un altro tassello: perché quando digito *www.cosmonauta.dev* vedo proprio questo blog e non un altro sito?   
Dietro ogni sito (e ogni servizio su internet) c'è un *server*, ovvero un computer collegato a internet dove girano *software che fanno cose*. E ogni server connesso a internet ha un suo numero univoco, che si chiama *indirizzo IP* (che ha una forma tipo 192.0.2.123). Semplificando, il server è raggiungibile attraverso uno o più indirizzi IP, a seconda di come è configurata l'infrastruttura.

Quando io ho comprato il mio dominio ho anche detto al mio provider di far sì che, quando qualcuno digita *www.cosmonauta.dev* venga rimandato al mio server, col mio specifico IP. Quindi, ogni volta che voi usate questo blog, la vostra connessione a internet chiede la pagina del blog al mio server, che sa come rispondere.

L'associazione tra indirizzo e IP viene fornita dal **DNS** (*Domain Name System*), un servizio che associa il dominio all'IP e fa sì che internet funzioni. In genere, che si navighi da mobile o dalla fibra o da una rete Wifi, esiste un DNS di default, ma possiamo anche configurare i nostri dispositivi per usare DNS specifici (sulla privacy online scriverò in seguito).

### Mettiamo insieme il puzzle

Abbiamo introdotto alcuni concetti:

- domini di primo livello
- domini di secondo livello
- server
- DNS

Aggiungiamone altri due, senza entrare troppo nei dettagli: il **registrar**, cioè il fornitore presso cui registriamo un dominio (nel mio caso OVH), e il **registry**, cioè l'organizzazione che gestisce un intero dominio di primo livello. Quando registro *cosmonauta.dev* attraverso un *registrar*, sto in sostanza ottenendo il diritto di utilizzare quel nome all'interno del dominio *.dev*. Il *registry* di *.dev* mantiene le informazioni necessarie perché quel dominio possa essere correttamente individuato nel sistema DNS.

**Quanti di questi elementi introdotti sono controllabili da noi?** Il dominio di primo livello (i vari *.org*, *.com* etc) lo posso scegliere. Anche il dominio di secondo livello (cosmonauta). Posso scegliere, come ho fatto, di avere un server che risiede in Europa. E il DNS? Posso usare quello del mio fornitore di connessione o posso usarne uno personalizzato.

Il problema che è venuto fuori è che noi *non siamo in grado, di fatto, di controllare i domini di primo livello*. Mi spiego. Esistono organizzazioni che sono responsabili dei domini di primo livello. 

Esiste l'**ICANN**, un ente internazionale no-profit che in teoria coordina i diversi gestori dei diversi TLD (*.org*, *.com*, etc). Alcuni tra i TLD generici più diffusi e rilevanti, come *.org*, *.com*, *.net* e .*dev*, sono gestiti da organizzazioni statunitensi e ricadono quindi anche nell'ordinamento degli Stati Uniti, compresi i provvedimenti come quelli che hanno messo fuori uso i domini del Collettivo Autistici/Inventati. Se il TLD del Collettivo fosse stato *.dev*, *.net*, *.com* o altri non sarebbe cambiato niente: sono comunque domini gestiti da società che devono sottostare alle leggi USA.

Dopo la designazione statunitense, *autistici.org* è stato posto in stato **serverHold** a livello del registry *.org*, rendendolo non normalmente raggiungibile. Il nesso temporale è evidente; la catena formale che ha portato il *registry* ad applicare il blocco, per quanto ne sappiamo pubblicamente, non è stata invece chiarita nei dettagli. Facile e terribile. Anche perché questa decisione del governo USA potrebbe propagarsi, essere fatta propria da altri enti, alla faccia della libertà di espressione.

### Che fare?

Anche in questo post, come nel [precedente sul Fediverso](https://www.cosmonauta.dev/oltre-i-soliti-social-come-funziona-il-fediverso-e-perche-provarlo/), ripropongo l'annosa domanda che dà il titolo a questa sezione: *che fare*?

La soluzione non è semplice. Proprio perché, in un immaginario diagramma di flusso con cui rappresentare internet, l'uso dei domini è forse il primo tassello, o quasi. Ipotizziamo questo flusso reale:

1. accendo il computer, mi connetto a internet, apro il browser e digito [*www.cosmonauta.dev*](https://www.cosmonauta.dev/)
2. il mio dispositivo chiede a un **resolver DNS** quale sia l'indirizzo corrispondente a quel nome
3. attraverso il sistema DNS, la richiesta arriva alle informazioni autoritative relative a *cosmonauta.dev*
4. viene ottenuto l'indirizzo IP del server a cui collegarsi
5. il browser si collega a quel server e richiede la pagina
6. il server risponde e finalmente vedo il blog

Posso scegliere quale *resolver* DNS utilizzare. Posso anche scegliere il *registrar* presso cui registrare il mio dominio e, scegliendo il dominio di primo livello, posso in parte scegliere sotto quale infrastruttura e giurisdizione collocarlo.

Ma c'è un livello che non controllo: **la delega del mio nome all'interno del dominio di primo livello**.

In altre parole: posso controllare il mio server, ma non posso controllare completamente il modo in cui il resto di Internet arriva al mio server.

Se un provvedimento porta il *registrar* o il *registry* a sospendere il mio dominio, cambiare il DNS configurato sul mio computer non serve. Il problema non è che il *resolver* si rifiuta di dirmi dove si trova *cosmonauta.dev*: è che, più a monte nella gerarchia, *cosmonauta.dev* non viene più correttamente delegato.

Il server può essere ancora lì, acceso e perfettamente funzionante. I suoi dati possono essere intatti. Ma il nome attraverso il quale tutti lo conoscevano non porta più a quel server.

Ed è questo il punto che mi interessa: **possiamo controllare il server, i dati e buona parte del software che utilizziamo, ma non controlliamo interamente l'infrastruttura che permette al resto del mondo di raggiungerci attraverso il nostro dominio**.

Personalmente ci sono dentro in pieno: questo blog è su un dominio *.dev*, l'altro progetto di cui sono responsabile è un *.org* (e ha un contenuto anche politicamente sensibile), quindi la cosa potrebbe toccarmi direttamente.

La soluzione più immediata potrebbe essere quella di evitare Top Level Domain che siano sotto il controllo di società statunitensi. I domini .it e, più in generale, molti domini nazionali sono amministrati da registry nazionali e ricadono in giurisdizioni diverse da quella statunitense.

Al di là della questione etica/estetica/politica di non volere un dominio *.it* o *.eu*, il problema è politico. Quello che è successo al Collettivo A/I è successo per volere del governo degli Stati Uniti. Se il Collettivo avesse avuto un dominio *.it* non sarebbe successo niente. Ma siamo sicuri che sia veramente così?  
Possiamo pensare di addossare tutta la colpa all'amministrazione Trump, ma non ci sono motivi per pensare che, *mutatis mutandis*, un intervento di questo tipo non possa arrivare dal governo italiano, da quello francese o dall'Unione Europea. E saremmo punto e a capo.

Se gli organi che gestiscono i domini fossero *realmente* democratici non dovrebbe essere possibile quello che è successo. Al massimo l'amministrazione USA avrebbe potuto bloccare l'accesso ad Autistici/Inventati negli Stati Uniti. Non sarebbe stato giusto, figuriamoci, il problema che voglio mettere in evidenza è che la decisione del governo USA ha ricadute mondiali (e non solo informatiche).

### Un *effetto collaterale*: la mappatura dei blog

La trasparenza e pubblicità (nel senso di pubblico) che caratterizza la politica del Collettivo Autistici/Inventati, che condivido pienamente, ha purtroppo una sorta di effetto collaterale: come riporta [ilManifesto di ieri](https://ilmanifesto.it/la-piattaforma-a-i-finita-nel-mirino-della-data-scientist-trumpiana), è stata fatta una mappatura, pure geolocalizzata, dei blog della piattaforma NoBlogs. Una sorta di schedatura decisamente preoccupante, comodamente navigabile su mappa.

Usare l'intelligenza artificiale per operazioni di questo tipo è abbastanza banale, il punto è che tutti i dati pubblici possono essere raggiunti, collegati, catalogati e noi siamo in mezzo a tutto questo. Noi, i nostri dati, quello che facciamo e scriviamo. A partire, banalmente, da questo blog. E la situazione nei social network più famosi non è certo migliore, anzi. 

Difendersi, purtroppo, è tutt'altro che semplice.